Hernia Repair 2005
L’Associazione “Hernia Repair 2005” è stata costituita nel 2004 per la gestione del 27th International Congress of the European Hernia Society, che era stato assegnato alla Presidenza del Dr Andrea Coda e che si è svolto l’1-3 dicembre 2005 a Torino.
Si è voluto costituire un’Associazione col fine di promuovere e organizzare convegni a scopo medico-divulgativo, invece di un Comitato ad hoc, per poter in seguito sfruttare lo know-how acquisito nell’organizzazione di un così importante congresso. Infatti nel 2006 è stato programmato per il 24 novembre 2006 un evento di minore portata minore, a livello regionale, ma comunque di grande rilevanza, il 1° Convegno Regionale Piemontese della SICOP, la società che riunisce i chirurghi dell’ospedalità privata.
Le note vicende derivanti dalla finanziaria del governo Prodi hanno impedito che nel 2007 fosse dato seguito con un altro evento, ma l’impegno della “Hernia Repair 2005” e del suo Presidente è di riportare negli anni prossimi altri importanti convegni chirurgici nella nostra città.
Questo sito vuole essere la testimonianza del lavoro svolto dall’Associazione col ricordo di tutto ciò che è stato fatto e di tutti quelli che hanno contribuito al successo di queste manifestazioni, ma anche la presentazione dell’attività del suo Presidente Dr Andrea Coda che col lavoro paziente e costante di tanti anni ha potuto avere l’onore ad Amsterdam nell 2002 dell’assegnazione da parte del Board della European Hernia Society della Presidenza di un Congresso Internazionale che solo altre 4 volte era già stato in Italia ( Milano 2 volte, Napoli, Palermo). Torino in questa occasione è venuto dopo Praga 2004 e prima di Atene 2007, in quanto nel 2006 si è svolto a Boston il Joint Meeting EHS-AHS.
Curiosità Storica
Le sede dell’Associazione “Hernia Repair 2005” in Via Carlo Alberto, 6 a Torino è situata nella stessa casa e nello stesso alloggio che furono abitati per alcuni mesi a partire dall’aprile del 1888, dal filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900). 
Il suo appartamento, costava ammobiliato 30 lire al mese, ed era di proprietà di Davide e Candida Fino, gestori della rivendita di giornali giù nella piazza.
Fu proprio in quella casa che il filosofo scrisse il libro della sua vita, Ecce homo e terminò Der Antichrist. Nietzsche, a quanto si apprende dai suoi scritti, era letteralmente innamorato dell'atmosfera torinese: "Ma che dignitosa, severa città!", ebbe a dire lo scrittore. Egli abitò a Torino per sei mesi, dal 5 aprile al 5 giugno 1888 e dal 21 settembre ai primi del 1889.
Qui cominciò a dare, nel gennaio dell’89, gravi segni di squilibrio mentale. Il 3 gennaio Nietzsche, uscendo di casa, vide un cocchiere frustare a prendere a calci il suo cavallo. "Tu, disumano massacratore di questo destriero!", inveì il filosofo furibondo abbracciando e baciando sconvolto il cavallo.
L’amico Overbeck, professore di teologia, lo andò a prendere e lo riportò a Basilea, e poi a Jena dove venne internato per oltre un anno in una clinica per malattie nervose.

L’ultimo messaggio che scrisse nella sua stanza che dava su Piazza Carlo Alberto, prima di essere trascinato via dall’amico fu:” Cantami un inno nuovo: il mondo è trasfigurato e tutti i cieli esultano”, firmando “Il Crocefisso”.
Nietzsche lasciò per sempre Torino il 9 gennaio 1889 alle ore 14.20 Come ricorda la lapide di via Carlo Alberto, preparata dallo scrittore Rubino per il centenario della sua nascita e posata nel 1944 durante l’occupazione tedesca, ma mai rimossa, Nietzsche "conobbe la pienezza dello spirito che tenta l'ignoto, la volontà di dominio che suscita l'eroe".
Del capoluogo piemontese il filosofo amò la severità e l’eleganza dei portici, gli specchi, su cui spesso si imbatteva nella sua immagine, le tappezzerie e le decorazioni dei plafonds degli antichi caffè rococò, la pavimentazione anch’essa squadrata e marmorea degli interni e delle strade.
Grandissimo ammiratore dell’architetto Alessandro Antonelli (1798-1888) che in età avanzata stava terminando la costruzione della Mole (altezza 176,5 m), edificio senza un uso specifico, ma concepito per essere altissimo, dalle strane e inquietanti forme, tanto che il filosofo arrivò a identificarlo in Zarathustra.
"Poc'anzi sono passato vicino alla Mole Antonelliana, l'edificio più geniale che sia stato forse costruito - strano, esso non ha ancora un nome - per un assoluto impulso verso l'alto, - non ricorda nient'altro se non il mio Zarathustra. L'ho battezzata "Ecce homo" e l'ho circondata nel mio spirito con un immenso spazio libero".
Della Mole Nietzsche deve aver colto l'intrinseca follia. Antonelli la cominciò nel 1863, ma da almeno dieci anni ne coccolava in cuor suo il progetto: costruire l'edificio in muratura più alto del mondo. Nel corso degli anni, Antonelli non si curò troppo della destinazione della Mole (prima sinagoga, poi museo nazionale): gli importava soltanto che crescesse ogni giorno di più.
Sulla sua inutilità, non possono esserci dubbi: ed è facile immaginare il vecchio architetto che se la ride mentre la sua creatura sale verso il cielo. Nietzsche aveva colto la situazione, e ne era rimasto affascinato. Nel Crepuscolo degli idoli , scritto a Torino, osserva che l'architetto "deve rendere visibile l'orgoglio, la vittoria sulla gravità, la volontà di potenza": aveva in mente la Mole.
E un'eco della Mole si può cogliere anche quando Nietzsche scrive, nel pamphlet contro Wagner, che l'arte di cui c'è bisogno dev'essere "irridente, leggera, fuggitiva, divinamente indisturbata, divinamente ingegnosa, che come una pura fiamma avvampa entro un cielo sgombro di nubi".
Incompresa e più spesso ignorata da molti torinesi, la Mole colpì la fantasia febbricitante di Nietzsche come una rivelazione: e se nell'ordine ben costruito della città poté trovare la quiete della sua ultima stagione, la Mole dovette sembrargli la felice stravaganza di un complice, di un amico.
"Che cos'è la felicità? La sensazione che la potenza cresce, che si sta superando una resistenza." L'anticristo, 1888, 2
